«Vorrei lavorare nelle risorse umane». È una frase che sento regolarmente durante i colloqui di lavoro. Nella maggior parte dei casi, chi la pronuncia pensa a un'attività nelle risorse umane interne a un'azienda. Il settore del prestito di personale, invece, inizialmente non rientra tra le opzioni prese in considerazione da molti. Durante il colloquio, tuttavia, questa percezione cambia spesso. Improvvisamente emerge quanto sia ampio, in realtà, il nostro campo professionale: mettere in contatto persone e aziende, fornire consulenza, reclutare, negoziare, realizzare progetti, sviluppare relazioni con la clientela e, al contempo, comprendere le dinamiche del diritto del lavoro e dell'economia aziendale.
È proprio questo che, ai miei occhi, rende il nostro settore così interessante. Il reclutamento tradizionale è solo una parte della nostra attività e non certo l'unica. Le competenze nel marketing e nelle vendite sono altrettanto importanti quanto la consulenza, la gestione del personale e il pensiero imprenditoriale. A ciò si aggiungono progetti sempre nuovi, che creano ogni volta premesse completamente diverse. Nel nostro settore, quindi, le giornate scandite dalla routine sono piuttosto rare.
Molti professionisti qualificati scoprono questa varietà soltanto durante il processo di reclutamento. Numerose persone arrivano da noi dopo aver maturato esperienze in altri ambiti professionali. Ed è proprio da qui che nasce una grande opportunità: portano con sé esperienze, prospettive e competenze provenienti da altri contesti lavorativi, sulle quali possono costruire un nuovo profilo professionale.
Per me l'onboarding comincia già con il reclutamento
Un onboarding efficace e duraturo inizia ben prima del primo giorno di lavoro. In Express Personal distinguiamo tre fasi: quella che precede l'ingresso dei potenziali professionisti qualificati in azienda, il primo anno d'impiego dei collaboratori fissi e il periodo successivo. Queste tre fasi costituiscono la base del nostro approccio volto a creare un legame duraturo con il team.
Già il colloquio di candidatura offre l'opportunità di presentare un'immagine autentica della nostra attività. Un assessment permette di conoscere meglio una persona e le sue competenze. Al contempo, i candidati e le candidate hanno la possibilità di approfondire la conoscenza della nostra cultura, della nostra azienda e della professione.
Trovo particolarmente interessanti i colloqui in cui, nel corso dello scambio, cambia la percezione iniziale. Da una concezione inizialmente circoscritta alla classica funzione HR nasce così l'interesse per un'attività molto più ampia, che coniuga personale, clientela, mercato e spirito imprenditoriale.
È proprio in questo momento che inizia a instaurarsi la prima forma di un legame.
Il primo anno è determinante
Dopo l'ingresso in azienda, l'obiettivo è trasformare gradualmente questa curiosità in sicurezza e competenza professionale. Le conoscenze specialistiche si apprendono, ma è soprattutto l'esperienza a sviluppare la capacità di comprendere clienti, candidati e candidate, mercati e situazioni sempre diverse.
Per questo, in Express Personal integriamo la formazione specialistica con momenti di confronto regolari all'interno del team, seminari pratici, workshop interni, accordi sugli obiettivi e colloqui individuali. Inoltre, i nuovi collaboratori vengono incoraggiati fin dall'inizio a contribuire attivamente a strategie, processi e obiettivi.
Proprio chi proviene da altri percorsi professionali porta con sé un prezioso sguardo esterno. Queste persone conoscono altri settori, altri contesti lavorativi e altri modi di operare. Le diverse prospettive rappresentano un arricchimento per l'azienda, a condizione che vi sia lo spazio per condividerle e metterle a frutto.
Per me, quindi, onboarding non significa adeguare il più rapidamente possibile una persona ai processi esistenti. Molto più interessante è chiedersi come dipendenti e azienda possano crescere ed evolvere insieme.
Da collaboratori a protagonisti
Dopo alcuni mesi, i temi cambiano, le prime incertezze scompaiono, le conoscenze specialistiche aumentano e si consolidano relazioni proprie con la clientela e con i candidati e le candidate. Al contempo, cresce il desiderio di assumersi maggiori responsabilità e di continuare a crescere professionalmente.
È a questo punto che la partecipazione attiva acquisisce ancora più importanza. Da noi, strategie, processi e obiettivi non vengono definiti prescindendo dalla realtà lavorativa quotidiana: i collaboratori mettono a disposizione la propria esperienza e contribuiscono così allo sviluppo dell'azienda. Si tratta di un principio che accompagna l'intero processo di fidelizzazione del team.
Lo stesso approccio vale per le nostre condizioni di lavoro e i benefit, che non consideriamo un pacchetto predefinito. Modelli di lavoro, opportunità di formazione continua, partecipazioni al successo aziendale e prestazioni supplementari evolvono insieme alle aspettative dei collaboratori e alle possibilità dell'azienda.
A mio avviso, ciò che conta non è tanto la lunghezza dell'elenco dei benefit, quanto piuttosto che i collaboratori vivano concretamente la cultura aziendale nel lavoro quotidiano e, nel lungo periodo, si sentano parte integrante dello sviluppo dell'azienda.
Dopo dodici mesi il percorso continua
Spesso l'onboarding viene considerato un processo limitato nel tempo. Dopo tre o sei mesi, la fase introduttiva è conclusa, almeno dal punto di vista organizzativo.
Per la fidelizzazione a lungo termine dei collaboratori, tuttavia, proprio allora inizia una fase almeno altrettanto interessante.
I collaboratori fissi con maggiore esperienza dispongono di preziose conoscenze specialistiche, di relazioni consolidate con la clientela e con i professionisti qualificati, nonché di una conoscenza approfondita dell'azienda. Con l'aumentare dell'anzianità aziendale, le opportunità di sviluppo, il feedback, gli obiettivi condivisi, la formazione continua e la partecipazione attiva allo sviluppo dell'azienda assumono quindi un'importanza diversa.
Cambia così anche la domanda centrale: all'inizio potrebbe essere: «Come posso orientarmi in questa professione?». In seguito diventa piuttosto: «Come posso continuare a crescere professionalmente e dare il mio contributo?».
È proprio questa evoluzione che considero particolarmente preziosa.
Lo sviluppo delle competenze completa il percorso in azienda
Oltre alla procedura d'apprendimento all'interno dell'azienda, il settore offre interessanti opportunità per sviluppare in modo sistematico le proprie conoscenze specialistiche. Le offerte di swissstaffing e i percorsi formativi sviluppati in collaborazione con HRSE rappresentano un valido complemento al percorso di crescita professionale in azienda.
Tra questi rientrano, ad esempio, «staffing city», la formazione di base digitale, il corso certificato Staffing Assistente HR e la successiva possibilità di proseguire il proprio percorso verso il titolo di specialista in risorse umane con indirizzo C.
A mio avviso, il valore particolare di queste offerte risiede anche nella possibilità, per chi proviene da altri percorsi professionali, di integrare l'esperienza pratica con know-how settoriale ben strutturato. Il posto di lavoro rimane comunque un luogo di apprendimento centrale: durante un colloquio con la clientela, nell'ambito di un mandato complesso, durante una trattativa, nel reclutamento o lavorando a un progetto che al mattino non era ancora nemmeno prevedibile.
La varietà della professione come punto di forza
Forse, nella ricerca di nuovi professionisti qualificati, non raccontiamo ancora abbastanza quanto sia stimolante la nostra professione.
Chi lavora nel settore del prestito di personale si muove ogni giorno tra persone, aziende e mercato del lavoro, coniugando conoscenze specialistiche e capacità relazionali, reclutamento e vendite, consulenza e spirito imprenditoriale. E si confronta continuamente con situazioni nuove, per le quali non esistono soluzioni predefinite.
Secondo me, è proprio questa varietà a rendere il nostro settore così interessante.
Dunque, nel corso di un colloquio di lavoro, dalla frase «Vorrei lavorare nelle risorse umane» può emergere una prospettiva del tutto nuova. Non perché cambi l'obiettivo professionale iniziale, ma perché improvvisamente diventa evidente quanto le risorse umane siano presenti nel prestito di personale e quanto di più ha da offrire questa professione.
Se riusciamo a trasmettere questo entusiasmo già prima dell'ingresso in azienda, a consolidarlo durante il primo anno attraverso conoscenze specialistiche ed esperienze e, successivamente, a offrire reali opportunità di sviluppo e partecipazione attiva, l'onboarding può trasformarsi in qualcosa di più duraturo:
un legame con una professione, un team e un'azienda.